GUIDA DEL RUM
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STORIA DEL RUM

la canna da zucchero
Circa 8.000 anni fa la canna da zucchero ha iniziato ad essere coltivatanei territori che oggi fanno parte della Nuova Guinea e dell'Asia sud-orientale. Da essa se ne estraeva il liquido mieloso e molto dolce, il quale veniva consumato nelle cerimonie religiose delle tribù locali.
Le popolazioni che abitavano queste zone non conoscevano le bevande alcoliche, ne tantomeno il processo di distillazione. Le prime testimonianze di bevande alcoliche prodotte dalla canna da zucchero si trovano intorno al 350 a.c., in India, dove lo zucchero estratto della canna veniva lasciato fermentare, producendo alcune bevande dalla bassa gradazione alcolica chiamate Sidhu e Gaudi.

Il "sale arabo"
La pianta della canna da zucchero era inizialmente sconosciuta in Europa, così come lo zucchero, prodotto della cui esistenza si avevano solo poche antiche testimonianze.
Furono gli arabi a diffondere lo zucchero. Cominciarono inizialmente a portare dall'Asia modeste quantità di questo prodotto, e successivamente iniziarono la coltivazione di canna da zucchero nei loro territori del mediterraneo meridionale, e della Spagna.
Tramite i commercianti veneziani e genovesi, il cosidetto "sale arabo" si diffuse rapidamente quale prodotto di lusso destinato a nobili e regnanti, spesso faceva addirittura parte del corredo nuziale delle regine.

la distillazione
Grazie ai loro commerci, gli arabi non introdussero solo lo zucchero in Europa, ma portarono con se anche l'arte della distillazione. Tale tecnica, scoperta inizialmente da egizi e persiani, faceva parte dell'alchimia (da Al-Kemi, l'arte egizia). Gli arabi fecero conoscere agli europei gli alambicchi per la distillazione. Tuttavia ancora non si era riusciti ad ottenere una tecnica di distillazine efficace. Non si riusciva a separare le parti più leggere prodotte dalla fermentazione, le "materie sottili" (in arabo Al-Kohl), per poter così creare bevande ad elevata gradazione alcolica.
Solo verso l'anno 1100, grazie alle moderne tecniche di lavorazione del vetro, i monaci riuscirono finalmente ad avere la completa padronanza della distillazione. Finalmente si riusciva ad ottenere alcool puro, e si poteva separare con facilità molte delle essenze leggere prodotte con la fermentazione.

Acquavite di canna (aguardiente)
Le bevande ad elevata gradazione alcolica, spesso intorno al 90%, si diffusero rapidamente in tutta Europa. L'acqua ardente, o acquavitae (poi nominata acquavite) era usata come medicinale, distillata dai monaci per lenire i dolori di persone morenti. Era talmente forte che facendo bere dell'acquavite ad un moribondo, questo rinvigoriva, e poteva quindi pronunciare il suo testamento lucidamente.

Le acqueviti più diffuse erano quelle di vino, di vignaccia, e di malto. Tutti protti tipici europei. L'acquavite di canna da zucchero, distillata a partire dalla fermentazione del succo di canna, era diffusa in Andalusia, nel sud della Spagna e dal 1483 nelle isole Canarie, unici territori europei dove la canna da zucchero era ampiamente coltivata.

Dall'aguardiente al RUM
Bisogna sfatare un mito, che vuole che il rum sia nato come per caso nelle piantagioni di canna caraibiche. Non è del tutto vero. Il rum inteso come distillato della canna da zucchero è nato con  l'aguardiente, o acquavite di canna.
Nei caraibi si è diffuso un particolare metodo di produzione di questa acquavite, probabilmente introdotto dai monaci benedettini instauratisi a Santo Domingo verso il 1500.
Tale metodo è quello del monaco e alchimista Basilius Valentinus , che nel 1480 produsse un distillato chiamato Rectificando Verum Medicinam: RVM, codificando i passaggi essenziali del processo produttivo tutt'ora utilizzato per i migliori rum.

E' comunque sicuro che, per quasi due secoli, il distillato di canna da zucchero veniva  uffcialmente chiamato Aguardiente in tutti i territori del nuovo mondo. Solo verso la fine del 1600 compaiono i primi documenti contenenti il termine RUM.

Una storia di schiavitù
La storia del rum è anche la storia di una delle peggiori bestialità umane: il commercio di schiavi. E' tra gli schiavi delle piantagioni di zucchero che si diffuse il rum, bevuto in ogni momento della giornata, per lavorare e per rallegrarsi. Era l'unico modo per sostenere i duri ritmi della piantagione.
Il rum di quei tempi era molto diverso da come lo intendiamo oggi, gli alambicchi antiquati non permettevano ancora una completa separazione delle componenti. Il risultato era una bevanda grezza, forse troppo pesante, sicuramente non adatta ai palati europei.

Il rum in Europa
Con l'evoluzione degli alambicchi, verso la metà del 1600, il rum iniziò finalmente a mostrare il suo vero potenziale: ora poteva essere venduto nel vecchio continente.
I commercianti europei iniziarono ad importare elevate quantità di rum, prevalentemente in sostituzione del cognac, la cui produzione aveva subito alcuni cali dovuti a cause naturali. Il fascino di questo distillato proveniente da terre lontane conquistò gli europei, i quali tuttavia preferivano miscelarlo a spezie creando i ponche al rum.
Il calo del prezzo dello zucchero spinse la produzione di rum, che assicurava ormai alti guadagni, fino a farlo diventare una vera e propria merce di scambio con cui pagare commerci e schiavi, e creando il mito che lo lega a pirati e navigatori.

Rum moderno
Il rum che conosciamo oggi ha poco a che vedere con il rum antico. Il metodo di produzione è rimasto praticamente invariato nei secoli,  si è però affinato, permettendo a questo distillato di esprimersi completamente, e di mostrare i suoi complessi aromi.
Verso la metà del 1800 l'industria del rum si modernizza. Vengono creati rum più morbidi e leggeri, affiancati a rum dagli aromi molto dolci e speziati, rum da cocktail e rum da degustare. Il rum arriva ad occupare il trono dei distillati in quanto a qualità, mantenendo comunque intatto il suo carattere rustico, allegro: le sue origini.




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